Bassa istruzione, stress e povertà danneggiano la salute del cuore

26 settembre 2017
cuoredata

All’ISS si è tenuta la V Conferenza di Prevenzione Cardiovascolare durante la quale è stata presentata la nuova piattaforma “CuoreData”, dedicata agli operatori

Disagio sociale e inferiore livello di scolarità peggiorano la salute cuore, anche dopo la correzione dei fattori di rischio. Questo è il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS e ANMCO-HCF, presentati alla V Conferenza di Prevenzione cardiovascolare che si è tenuta il 21 e il 22 settembre presso l’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il report anche in Italia le sopraindicate differenze socio-economiche si ripercuotono sulla salute, infatti i casi di ipertensione, dislipidemia, obesità e diabete sono maggiormente concentrati nelle persone che presentano livello di scolarità più basso. Anche lo stile di vita è un fattore importantissimo: inattività fisica e abitudine al fumo aumentano il rischio cardiovascolare.

Walter Ricciardi, presidente dell’ISS, ha dichiarato: “Questi dati ci confermano la necessità di costruire un’azione tempestiva in termini di prevenzione primaria a partire dall’educazione a corretti stili di vita sin dalla scuola primaria. Se questa tendenza si stabilizza o si conferma, è infatti a rischio la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.

Secondo i dati diffusi dall’ISS, l’ipertensione arteriosa è tuttora un fattore di rischio preoccupante, poiché riguarda più del 50% degli uomini e quasi il 40% delle donne, con una certa differenza nei due livelli socio-economici: più elevata nelle donne (+8%), meno negli uomini (+4%). Strettamente legato ai valori pressori è il consumo di sale nell’alimentazione, che risulta più elevato nelle classi sociali più basse: circa il 6% in più in coloro che hanno livello di scolarità elementare rispetto al livello universitario e più elevato al Sud rispetto al Nord.

La ipercolesterolemia invece interessa circa il 30% della popolazione adulta (35-74 anni). Anche in questo caso sono di più le persone che si trovano nel livello socio-economico più disagiato (38% degli uomini e 39% delle donne rispetto a coloro che hanno scolarità più elevata che si attestano rispettivamente al 35 e al 36%). Nelle donne con scolarità più bassa solo il 18% di quelle con dislipidemia è ben controllata con la terapia rispetto al 27% di coloro che hanno una scolarità più elevata.

La medesima situazione si attesta anche per il diabete, che è più frequente negli uomini con scolarità più bassa (14% contro il 10% in coloro che hanno raggiunto un livello di scolarità superiore). Nelle donne il fenomeno è ancora più evidente, infatti riguarda il 10% nelle donne con bassa scolarità e solo il 5% (quindi la metà) in quelle con livello di istruzione più elevato. Il 27% degli uomini con scolarità più bassa è obeso, mentre lo è il 22% in quelli con scolarità più elevata; nelle donne il 32% di coloro che sono a scolarità più bassa è in condizione di obesità mentre coloro che hanno un livello di scolarità elevata sono al 18%.

Confrontando i dati di diversi Paesi è stato dimostrato che i fattori socio economici e psicosociali influenzano il rischio di malattia cardiovascolare in modo indipendente, inoltre determinano un aumento del rischio di primo evento e peggiorano la prognosi.

Fanno parte dell’insieme dei fattori dannosi il livello socio-economico basso, l’isolamento sociale e la mancanza di supporto sociale, lo stress lavorativo e familiare, la depressione e l’ostilità.

I danni causati dai sopracitati elementi non finiscono qui: essi possono ostacolare l’aderenza alla terapia e vanificare gli sforzi per migliorare lo stile di vita e promuovere la salute e il benessere della popolazione e dei pazienti.

Simona Giampaoli, direttore del Dipartimento malattie cardiovascolari dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS, ha spiegato che è dimostrato che questi fattori non si presentano singolarmente, ma tendono a riunirsi: abitudine al fumo, alimentazione inappropriata, inattività fisica si accompagnano spesso a depressione, povertà e basso livello di scolarità. Giampaoli ha anche dichiarato: “La Conferenza (di Prevenzione cardiovascolare, ndr) di oggi è l’occasione per fare il punto sui dati relativi alle differenze di salute nei Paesi e valutare le differenze che si sono verificate nel tempo, individuare le caratteristiche che spiegano almeno in parte tali differenze, mostrare come gli esiti peggiori tendano a essere maggiormente presenti fra le persone più svantaggiate, in modo da trovare modalità più appropriate per cambiare questo stato di cose”. È frutto dell’attività del Dipartimento dell’ISS diretto dalla dott.ssa Giampaoli anche la nuova piattaforma CuoreData, presentata durante l’incontro, il sistema di interrogazione dati del Progetto Cuore, dedicata agli operatori, che mette a disposizione le statistiche relative allo stato di salute della popolazione italiana adulta e che permette di effettuare interrogazioni personalizzate per periodo, territorio, sesso, fasce di età e titolo di studio.

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