
Lo studio, coordinato dall’Istituto Mario Negri in collaborazione con l’Istituto Gaslini e l’Università di Genova, identifica specifiche molecole prodotte naturalmente dal microbiota come possibili candidate per future terapie.
Una miscela di acidi grassi a catena corta prodotti naturalmente dal microbiota intestinale potrebbe rallentare la progressione dell’epilessia farmacoresistente e migliorare i deficit cognitivi associati alla malattia.
È il risultato di uno studio preclinico coordinato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con il gruppo di ricerca dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e dell’Università di Genova, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Neurology.
Si tratta di un approccio che, agendo sulla comunicazione tra intestino e cervello, potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento dell’epilessia farmacoresistente, una condizione che colpisce circa il 30% delle persone con epilessia e per la quale non esistono ancora terapie che possano arrestare in modo sostanziale la progressione della malattia.
Lo studio ha analizzato il ruolo degli acidi grassi a catena corta, prodotti naturalmente dai batteri benefici del microbiota intestinale, fondamentali per la regolazione dei processi infiammatori e per la comunicazione lungo l’asse intestino-cervello. Nelle persone con epilessia farmacoresistente, le alterazioni del microbiota intestinale sono associate a una ridotta presenza dei batteri responsabili della produzione di questi metaboliti.
La ricerca è stata condotta da ricercatori del Mario Negri IRCCS, coordinati dalla Dott.ssa Teresa Ravizza ricercatrice del Dipartimento di Danno Cerebrale e Cardiovascolare Acuto presso il Laboratorio di Epilessia e Strategie Terapeutiche, e realizzata in collaborazione con il gruppo dei ricercatori coordinato dal Prof. Pasquale Striano dell’IRCCS ‘G. Gaslini’ e l’Università di Genova.
I risultati ottenuti mostrano che, nei topi, il trattamento con gli acidi grassi a catena corta ha ridotto di circa il 70% la progressione delle crisi epilettiche, migliorando inoltre le capacità cognitive e riducendo sia il danno ai neuroni sia i marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo, una regione cerebrale coinvolta nell’epilessia. “Questi risultati suggeriscono che molecole naturalmente prodotte dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica in grado non solo di controllare le crisi, ma anche di modificare il decorso della malattia”, afferma la Dott.ssa Teresa Ravizza.
Gli acidi grassi a catena corta sono composti caratterizzati da un profilo di sicurezza favorevole nell’uomo e hanno già mostrato effetti terapeutici in studi clinici pilota condotti in soggetti con disturbi neurologici.
“Sebbene si tratti di uno studio preclinico, questi risultati forniscono una solida base scientifica per avviare studi clinici nei pazienti. La modulazione dell’asse intestino-cervello potrebbe diventare un trattamento complementare ai farmaci antiepilettici, con l’obiettivo non solo di controllare le crisi ma anche di intervenire sui meccanismi biologici della malattia e sulle sue comorbidità cognitive e comportamentali. Lo studio non dimostra che una dieta o l’assunzione di probiotici possano curare l’epilessia, ma identifica specifiche molecole prodotte dal microbiota come possibili future terapie”, conclude il Prof. Pasquale Striano.
Questo lavoro rappresenta uno dei primi esempi di approccio terapeutico mirato all’asse intestino-cervello con potenziali effetti modificanti la malattia nell’epilessia farmacoresistente.
fonte: Istituto Mario Negri e UniGe;
nella foto Ricercatori e ricercatrici del Laboratorio di epilessia e strategie terapeutiche – Mario Megri IRCCS



