Farmaci contenenti ranitidina, Aifa: liste fake in circolazione, usare solo fonte ufficiale

26 Settembre 2019
ranitidina

Si stanno diffondendo sui social network liste di farmaci che nulla hanno a che vedere con quelli oggetto dei provvedimenti restrittivi contenenti ranitidina

 

Dopo il ritiro diretto di 195 farmaci con ranitidina prodotti dalla ditta indiana Saraca Laboratories, per la presenza di un’impurità potenzialmente cancerogena, l’Agenzia italiana per il farmaco ha disposto in via precauzionale, in attesa di ulteriori controlli, il divieto di utilizzo di alcuni lotti di farmaci contenenti lo stesso principio attivo (ranitidina) utilizzato per alleviare bruciori di stomaco, reflussi e ulcere. 

 

Nonostante le comunicazoni ufficiali e gli aggiornamenti dell’Aifa, nelle ultime ore si sono diffuse sui social network liste di farmaci che nulla hanno a che vedere con quelli oggetto dei provvedimenti restrittivi. Il fenomeno delle liste fake è stato segnalato anche da diversi farmacisti che si sono visti arrivare in farmacia clienti con domande sulla sicurezza di farmaci che non aveva nulla a che fare con quelli contenenti ranitidina. E alla richiesta della fonte dell’informazione sono state mostrate immagini su smartphone ricevute via WhatsApp di liste false con nomi di farmaci.

L’elenco completo dei farmaci, sia quelli ritirati che quelli al momento vietati è disponibile sul sito dell’Agenzia del Farmaco. Sempre sul sito sono elencati anche i farmaci contenenti ranitidina ancora autorizzati in Italia (attenzione, i nomi commerciali sono spesso gli stessi, vanno verificati i lotti). Aifa consiglia di rivolgersi al medico di base o al farmacista in caso di dubbio. Provvedimenti analoghi sono stati presi o sono in corso di adozione negli altri Paesi dell’Unione Europea e in diversi paesi extraeuropei. L’Aifa sta collaborando con l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e alle altre agenzie per valutare il grado di contaminazione nei prodotti e adottare misure correttive.

A che cosa serve la ranitidina

La ranitidina (antagonista dei recettori H2 dell’istamina) è un inibitore della secrezione acida utilizzato nel trattamento dell’ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a ipersecrezione acida. In Italia è commercializzata sia come farmaco soggetto a prescrizione medica, sia come medicinale di automedicazione, in forma di compresse, sciroppi o soluzioni iniettabili per uso endovenoso.

La sostanza cancerogena sotto accusa

Sotto accusa è la N-nitrosodimetilammina (Ndma) che sarebbe appunto presente in alcuni di questi lotti. La Ndma è classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla base di studi condotti su animali. 

Si tratta di sostanza chimica organica che si genera come sottoprodotto di numerosi processi industriali. È inoltre presente a livelli molto bassi nelle forniture d’acqua e in alcuni alimenti, in particolare quelli cotti, affumicati o stagionati. Non sono attesi danni, quando ingerita in quantità molto basse. Già nel 2018 l’’impurezza N-nitrosodimetilammina (NDMA) appartenente alla classe delle nitrosammine era stata rilevata in una classe di farmaci anti-ipertensivi (sartani).

 

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