Microplastiche e nanoplastiche nella dieta, ricerca UniMol su Nature Health

30 Gennaio 2026
Cristina Di Fiore

Lo studio evidenzia come le proprietà fisico-chimiche di queste particelle giochino un ruolo chiave nell’interazione con lo strato di muco e con l’epitelio intestinale, aprendo nuove prospettive per comprendere i potenziali effetti sull’organismo umano.

 

Microplastiche e nanoplastiche nella dieta: i risultati delle ricerche condotte dall’Università degli Studi del Molise – Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti – approdano su Nature Health, una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

Lo studio, firmato dalla giovane assegnista di ricerca dr.ssa Cristina Di Fiore e dal prof. Pasquale Avino, affronta un tema di grande rilevanza per la salute pubblica e la sicurezza alimentare: l’esposizione umana a microplastiche e nanoplastiche attraverso la dieta.

 

Il lavoro analizza il possibile assorbimento delle nanoplastiche assimilate mentre mangiamo e beviamo, valutandone la capacità di superare le barriere biologiche intestinali. e di entrare a contatto con i nostri organismi. Lo studio compara le caratteristiche chimico e fisiche delle nanoplastiche a quelle delle particelle normalmente usate per il drug delivery, cioè quelle utilizzate per il trasporto di farmaci all’interno del corpo umano, la cui interazione con i sistemi cellulari è fondamentale.

Lo studio, inoltre, mette in luce importanti lacune nelle attuali metodologie sperimentali e analitiche, sottolineando la necessità di sviluppare approcci più standardizzati e affidabili per valutare l’assorbimento e il destino delle nanoplastiche nel corpo umano. Finalità della ricerca è, infatti, l’individuare una metodologia valida per l’intera comunità scientifica.

A trasmettere con maggiore frequenza micro e nanoplastiche nel corpo umano è la fauna ittica, che spesso scambia oggetti in plastica per prede; altri vettori delle nanoplastiche possono essere il sale marino, lo zucchero, la carne, il miele e la stessa acqua. I ricercatori osservano che la protezione dai rischi legati all’ingestione di microplastiche coinvolge innanzitutto la responsabilità di ogni singolo abitante del pianeta e una corretta gestione dei rifiuti plastici porterebbe, di conseguenza, a un’immediata riduzione della nostra esposizione alle plastiche.

La pubblicazione si inserisce nell’attività del gruppo di ricerca di Chimica Analitica (coordinato dal prof. Avino) del Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti da anni impegnato nello studio degli inquinanti ambientali e alimentari, delle micro- e nanoplastiche e delle loro implicazioni per la salute e l’ambiente. La dott.ssa Cristina Di Fiore contribuisce a questa linea di ricerca con un focus specifico sullo sviluppo e l’applicazione di metodologie analitiche avanzate per la valutazione dell’esposizione umana.

Questo significativo traguardo attesta ancora una volta l’importante ruolo dell’Ateneo nella ricerca ambientale e alimentare, capace di coniugare tematiche di grande impatto scientifico e sociale con approcci multidisciplinari e metodologicamente avanzati. Ma evidenzia e ribadisce anche il risultato e l’impegno profusi nel promuovere e valorizzare la qualità scientifica dei propri ricercatori e ricercatrici, creando e favorendo le condizioni per arrivare a risultati di rilievo internazionale nell’avanzamento della conoscenza nei settori ambientale e alimentare.

 

fonte testo e foto: Università degli Studi del Molise, nella foto la dott.ssa Cristina Di Fiore

 

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