Curare la depressione senza allucinazioni: il potenziale terapeutico della psilocina a rilascio controllato

30 Marzo 2026
Andrea Mattarei

Un team di ricercatori, guidato dall’Università di Padova, ha sviluppato versioni modificate della psilocina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, per curare la depressione e altri disturbi senza gli effetti psichedelici associati.

 

La psilocibina – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi – è sempre più  studiata per il suo potenziale nel trattamento di disturbi neuropsichiatrici come depressione, ansia e dipendenze. Tuttavia, i suoi effetti allucinogeni rappresentano ancora un limite importante per un utilizzo terapeutico più ampio. 

Un team di ricercatori, guidato da Andrea Mattarei e Sara De Martin del Dipartimento di  Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e da Paolo Manfredi di NeuroArbor Therapeutics, ha proposto una possibile soluzione sviluppando versioni modificate della psilocina, la forma attiva  della psilocibina, progettate per rilasciare il composto nel cervello in modo più lento e controllato. In test preliminari sui topi, queste molecole hanno mantenuto l’attività sui recettori della serotonina mostrando però effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina di grado farmaceutico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista «Journal of Medicinal Chemistry». 

«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l’attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili –, spiega  Andrea Mattarei, docente di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e corresponding author dello studio –. Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l’attività biologica utile riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni». 

I ricercatori hanno sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, un composto denominato 4e si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. Negli esperimenti su modelli murini, il composto è stato in grado di attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica, producendo livelli cerebrali di psilocina più bassi ma più prolungati rispetto alla psilocibina.  

«Questi risultati dimostrano la possibilità di sviluppare derivati della psilocina capaci di mantenere l’attività sui recettori serotoninergici riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio il meccanismo d’azione di queste molecole e valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell’uomo» – conclude Mattarei

La ricerca è stata finanziata da MGGM Therapeutics, LLC, in collaborazione con NeuroArbor  Therapeutics Inc.  

 

fonte: Università di Padova; nella foto Andrea Mattarei

 

 

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