Fibrosi cistica, identificato un nuovo meccanismo che alimenta l’infiammazione polmonare

4 Novembre 2026
Pseudomonas aeruginosa

Lo studio, coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dal Cnr-Irgb, mostra come il batterio Pseudomonas aeruginosa possa trasformare i linfociti Th17, normalmente coinvolti nella difesa dell’organismo, in cellule capaci di favorire il danno e l’infiammazione cronica del polmone. La scoperta apre nuove prospettive per lo studio di strategie di immunomodulazione mirate. 

 

Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dall’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IRGB), pubblicato su Nature Microbiology, ha identificato un nuovo meccanismo con cui Pseudomonas aeruginosa, tra i principali patogeni che colonizzano i polmoni delle persone con fibrosi cistica, altera la risposta immunitaria locale.

Il batterio riprogramma i linfociti Th17, normalmente deputati alla difesa delle mucose, trasformandoli in cellule patogeniche. Queste sono in grado di danneggiare direttamente l’epitelio polmonare e di innescare una risposta infiammatoria persistente e disregolata, che contribuisce all’infiammazione cronica tipica della malattia.

Analizzando campioni di polmone con fibrosi cistica, i ricercatori hanno osservato un incremento di due popolazioni di linfociti Th17 patogenici associati alle infezioni polmonari da Pseudomonas aeruginosa.

Queste cellule presentano inoltre caratteristiche molecolari distintive nei pazienti con fibrosi cistica rispetto ad altre patologie infiammatorie polmonari. Infine, è emerso un altro esito particolarmente rilevante: anche i ceppi di Pseudomonas aeruginosa isolati nelle fasi iniziali della colonizzazione polmonare sono già in grado di promuovere la generazione delle cellule Th17 patogeniche, prima di acquisire molti dei caratteri tipici dell’adattamento al polmone con fibrosi cistica. La ricerca individua così una fase precoce dell’interazione batterio-sistema immunitario adattativo che potrebbe rappresentare un’opportunità per intervenire prima che si instauri l’infiammazione cronica. 

“I risultati identificano un nuovo asse tra infezione batterica, plasticità delle cellule Th17 e infiammazione cronica e suggeriscono che intervenire selettivamente sul processo a monte che porta  alla generazione delle Th17 patogeniche potrebbe rappresentare, in futuro, una strategia di  immunomodulazione molto importante nella fibrosi cistica” spiega Moira Paroni, del dipartimento  di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano e coordinatrice della ricerca, insieme a Clelia Peano dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IRGB), che conclude: “La ricerca proseguirà con l’obiettivo di identificare i determinanti batterici e i meccanismi  molecolari responsabili della riprogrammazione delle Th17, e di comprendere come interferire con questo processo preservando al tempo stesso le funzioni protettive della risposta immunitaria”.

Lo studio ha visto convergere competenze di microbiologia cellulare, immunologia, genomica e bioinformatica, insieme ai gruppi clinici che hanno reso possibile lo studio di campioni polmonari di  pazienti affetti da fibrosi cistica. La ricerca è stata sostenuta da Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica, il primo ente in Italia  specificatamente dedicato a finanziare la ricerca sulla fibrosi cistica, riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

 

fonte: Università degli Studi di Milano; in copertina: Graphical, il meccanismo con cui il batterio Pseudomonas aeruginosa riprogramma i linfociti protettivi Th17 trasformandoli in cellule patogeniche, contribuendo all’infiammazione cronica polmonare nella fibrosi cistica

 

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