La fusione della calotta glaciale della Groenlandia e il futuro della circolazione dell’Oceano Atlantico

13 Agosto 2026
Circolazione Meridionale Atlantica

Lo studio del Politecnico di Torino, pubblicato su Science Advances fa luce su uno dei grandi interrogativi del cambiamento climatico: cosa succederà alle correnti oceaniche che regolano il clima europeo?

 

Nato dal lavoro di dottorato al Politecnico di Oliver Mehling, oggi ricercatore post-doc presso l’Università di Utrecht, lo studio vede Mehling come primo autore e il professor Jost von Hardenberg del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) tra i coautori.

Al centro della ricerca, pubblicata su Science Advances, vi è la Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), il vasto sistema di correnti oceaniche che comprende anche la Corrente del Golfo e svolge un ruolo cruciale nella regolazione del clima europeo, contribuendo a mantenere temperature relativamente miti in ampie aree del continente. Da tempo la comunità scientifica è impegnata a comprendere in che modo il riscaldamento globale possa influenzare l’AMOC e se questo sistema possa raggiungere un punto di non ritorno, oltre il quale il suo indebolimento diverrebbe rapido e difficilmente reversibile.

Alcuni modelli teorici indicano che un significativo afflusso di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, dovuto ad esempio alla fusione della calotta glaciale della Groenlandia, potrebbe innescare tale processo. Tuttavia, molti dei modelli climatici attualmente utilizzati per le proiezioni sul cambiamento climatico non rappresentano ancora in modo esplicito questo meccanismo. Di conseguenza, una parte della comunità scientifica ritiene che il rischio di un marcato indebolimento della circolazione atlantica possa essere oggi sottostimato.

I risultati dello studio ridimensionano alcune di queste preoccupazioni. Sebbene la fusione della calotta glaciale della Groenlandia sia destinata a contribuire a un ulteriore indebolimento dell’AMOC, i ricercatori non hanno trovato evidenze di un collasso improvviso della circolazione causato dalla fusione dei ghiacci nel loro modello climatico, almeno nel futuro prevedibile, nemmeno in uno scenario caratterizzato da un forte riscaldamento globale. Questo risultato non riduce le preoccupazioni legate al cambiamento climatico, ma fornisce una comprensione più chiara di come uno dei principali sistemi di regolazione climatica della Terra potrebbe evolvere nel tempo.

Per capire meglio quale ruolo giochi la fusione dei ghiacci della Groenlandia, i ricercatori hanno utilizzato un modello climatico di ultima generazione confrontando due esperimenti numerici: uno che includeva l’immissione nell’oceano di quantità realistiche di acqua dolce proveniente dalla fusione della calotta glaciale groenlandese e uno che non la considerava.

I risultati mostrano che l’acqua di fusione contribuisce effettivamente a indebolire ulteriormente l’AMOC, riducendone l’intensità di un ulteriore 10-20% entro la fine del secolo. Tuttavia, a differenza di quanto ipotizzato da alcuni modelli semplificati, questo processo non porta a un collasso rapido ed improvviso della circolazione atlantica. L’indebolimento avviene invece in modo graduale, accompagnando l’aumento delle temperature globali e il progressivo avanzare del cambiamento climatico.

“I modelli climatici indicano in modo coerente che la circolazione atlantica si indebolirà nel corso del XXI secolo anche senza considerare il contributo derivante dalla fusione della calotta glaciale della Groenlandia – spiega Oliver Mehling, primo autore dello studio, nato dalla sua ricerca di dottorato al Politecnico – I nostri risultati mostrano che l’acqua di fusione proveniente dalla Groenlandia amplifica questo processo, ma il suo impatto iniziale è relativamente contenuto rispetto ad altre fonti di incertezza. Nel lungo periodo, tuttavia, il suo ruolo è destinato a diventare sempre più rilevante, soprattutto oltre il 2100, qualora il riscaldamento globale e le emissioni di gas serra continuassero ad aumentare in assenza di efficaci misure di mitigazione”. 

Un altro risultato importante dello studio riguarda la reversibilità del fenomeno, ovvero la possibilità che la circolazione atlantica possa rafforzarsi nuovamente qualora venissero ridotte in modo significativo le cause che ne stanno determinando l’indebolimento. Per studiare questo aspetto, i ricercatori hanno simulato scenari in cui la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera diminuisce gradualmente nel tempo. Si tratta di simulazioni teoriche, perché richiederebbero una rimozione della CO₂ dall’atmosfera su una scala oggi difficilmente realizzabile, ma permettono di comprendere meglio il comportamento del sistema climatico. In questi scenari, l’AMOC torna a rafforzarsi indipendentemente dalla quantità di acqua dolce immessa in precedenza nell’oceano a causa della fusione dei ghiacci della Groenlandia.

Questi risultati suggeriscono che l’indebolimento della circolazione oceanica osservato nelle simulazioni non rappresenta un cambiamento irreversibile. Al contrario, il sistema sembra mantenere una certa capacità di stabilizzarsi se si riuscirà a contenere il riscaldamento globale.

Pur offrendo indicazioni rassicuranti sulla stabilità della circolazione atlantica nel futuro prevedibile, questi risultati non modificano la gravità delle sfide poste dal cambiamento climatico. Sebbene la sola fusione della Groenlandia non sembri sufficiente a provocare un collasso improvviso della circolazione atlantica, essa rimane una delle principali cause dell’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze potenzialmente gravi e irreversibili per milioni di persone che vivono nelle aree costiere di tutto il mondo.

“L’assenza di evidenze di un collasso improvviso non significa che possiamo abbassare la guardia – sottolinea Mehling – La perdita di ghiaccio della Groenlandia continuerà a contribuire all’innalzamento del livello del mare, con effetti su milioni di persone in tutto il mondo. Inoltre, esistono altri processi oceanici che molti modelli climatici non riescono ancora a rappresentare adeguatamente; di conseguenza, il rischio di una futura perturbazione dell’AMOC potrebbe essere ancora sottostimato”.

Sebbene la fusione dei ghiacci della Groenlandia non sembri sufficiente, da sola, a provocare un collasso improvviso della circolazione atlantica, il cambiamento climatico continua ad alterare profondamente gli equilibri del sistema Terra. Per questo motivo, il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: ridurre le emissioni di gas serra resta la priorità assoluta. Solo efficaci misure di mitigazione potranno limitare gli effetti del riscaldamento globale e ridurre i rischi futuri per il clima, gli ecosistemi e le società umane.

 

fonte: Politecnico di Torino

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