Gefacovid, parte la sfida genetica al virus

3 Aprile 2020
coronavirus

Perché le donne sono meno suscettibili a Covid-19? E perché c’è chi sviluppa una forma grave mentre altri sono asintomatici? Parte dall’Italia, con partner europei, cinesi e iraniani, il tentativo di dare una risposta ai numerosi interrogativi generati dal virus Sars-Cov-2: uno studio genetico, che potrà essere alla base di nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche“. Lo annuncia all’Adnkronos Salute il genetista dell’Università di Tor Vergata Giuseppe Novelli, coordinatore del consorzio che vede coinvolti numerosi Paesi europei e partner iraniani e cinesi.

Una massiccia aggregazione di 29 soggetti tra accademie (Università di Padova, Brescia, Torino, Trieste, Essex, Essen, Madrid, Monaco, Maastricht, Isfahan), istituzioni (Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani, Istituto superiore di sanità, Inserm Brest, Sinh Shanghai), Fondazioni (Aviralia, Lorenzini) aziende (ThermoFisher, BBraun, Abbvie, Alfasigma, DaVinciDigital therapeutics, Novartis), imprese biotech (Bioscience Genomics, Personal Genomics, Diatheva, Toma-Impact Lab Group, GenDx, PharmGenetics GmbH), è al lavoro per cercare di rispondere, in tempi brevi, agli interrogativi sul virus Sars-CoV-2, responsabile oggi di oltre 40mila morti in 192 Paesi.

Con una regia tutta italiana, il progetto Gefacovid (Gefa deriva da Genetic factors) si è candidato recentemente per l’assegnazione dei fondi Ue stanziati per il contrasto all’attuale pandemia.

Come si comporta il virus? Quali fattori genetici influenzano la risposta immunitaria dei malati? Con più conoscenza, più informazioni, più evidenze scientifiche, la sfida alla pandemia globale potrebbe essere affrontata con armi meno spuntate, e si potrebbe arrivare a nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche, anche personalizzate, capaci di fronteggiare un nemico di cui ancora si sa troppo poco.

Il progetto Gefacovid intende esaminare in dettaglio i polimorfismi genetici e i meccanismi patogenetici del virus, nonché i dati genetici, genomici, metabolomici, epidemiologici e clinici al fine di identificare i biomarcatori che conferiscono ai soggetti una particolare suscettibilità all’infezione, aumentando il rischio di complicazioni potenzialmente letali. “Queste informazioni – spiega Novelli – saranno sviluppate a un livello che potrebbe essere sfruttato per lo sviluppo di terapie e diagnosi da utilizzare sia in laboratorio che sul campo, con l’obiettivo finale di prevenire ulteriori perdite umane. Lavorando a stretto contatto con partner aziendali e clinici, perseguiremo soluzioni rapide e clinicamente attuabili, che faciliteranno nuovi approcci preventivi e interventi medici dinamici“.

Un altro grande impatto sulla salute del progetto includerà lo sviluppo di un ‘hub’ di innovazione: una sinergia altamente specializzata fra le principali istituzioni accademiche, in grado di svilupparsi in una rete virtuale per la ricerca scientifica avanzata e strategie di controllo per futuri focolai.

 

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