Tumori tiroidei, lo studio dell’Università degli Studi di Perugia su una terapia innovativa

14 Maggio 2026
Carcinoma anaplastico della tiroide

L’importanza del lavoro risiede non solo nella dimostrazione dell’efficacia di questo approccio terapeutico, ma anche nel fatto che raccoglie al momento la più grande casistica real-life europea e la seconda casistica real-life per numerosità a livello mondiale.

 

Il carcinoma anaplastico della tiroide rappresenta una delle neoplasie endocrine più aggressive e a più rapida evoluzione, caratterizzata da una marcata refrattarietà ai trattamenti convenzionali disponibili.

Nelle casistiche storiche, la sopravvivenza mediana dalla diagnosi risultava estremamente limitata, attestandosi generalmente tra i 3 e i 6 mesi. Per tale ragione, nonostante la relativa rarità della patologia, è emersa negli anni una forte e urgente necessità di sviluppare strategie terapeutiche innovative, capaci di modificare in modo significativo una prognosi tradizionalmente così severa e sfavorevole.

L’uso in combinazione dell’inibitore tirosino-chinasico Lenvatinib e dell’immunoterapico Pembrolizumab è supportato da un presupposto pre-clinico che si basa sul particolare profilo immunologico dei carcinomi anaplastici della tiroide.

Per questo motivo da diversi anni il gruppo di ricerca per i tumori tiroidei diretto dal Prof. Efisio Puxeddu e composto dai dottori Silvia MorelliEdoardo TalpacciChiara Ingriccini e Antonella Ferrieri, della Sezione di Medicina Interna e Scienze Endocrine e Metaboliche del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia, che opera nell’ambito della Struttura Complessa di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, ha iniziato a trattare  pazienti affetti da carcinoma anaplastico della tiroide con la combinazione di inibitori tirosino-chinasici e immunoterapia avvalendosi della legge 648/1996 che consente di erogare un farmaco a carico del Sistema Sanitario Nazionale se vi sono i presupposti per la sua efficacia e non esiste un’alternativa terapeutica valida.

Grazie a questo approccio diversi pazienti affetti da carcinoma anaplastico della tiroide anche avanzato hanno potuto sperimentare regressione della neoplasia e significativi incrementi della sopravvivenza.

I risultati di questa esperienza sono stati recentemente descritti, in collaborazione con colleghi dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’articolo “Real-world efficacy of Lenvatinib/Pembrolizumab combination in anaplastic thyroid carcinoma: case series from two Italian referral centers”, accettato per la pubblicazione dalla rivista scientifica European Thyroid Journal, il giornale ufficiale della Società Europea della Tiroide.

L’importanza del lavoro risiede non solo nella dimostrazione dell’efficacia di questo approccio terapeutico innovativo, ma anche nel fatto che esso raccoglie al momento la più grande casistica real-life europea e la seconda casistica real-life per numerosità a livello mondiale.

 

fonte: Uni Perugia; nella foto, da sx: la Dott.ssa Chiara Ingriccini, il Prof. Efisio Puxeddu, il Dott. Edoardo Talpacci, la Dott.ssa Antonella Ferrieri e la Dott.ssa Silvia Morelli

 

 

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