La genomica come chiave di adattamento agli eventi climatici estremi. Così l’orzo riesce a germinare anche dopo un allagamento

23 Febbraio 2026
germinazione dell'orzo

Studio della Scuola Superiore Sant’Anna, in collaborazione con la Scuola Normale Superiore, individua una regione del genoma di alcune varietà di orzo tolleranti a precipitazioni estreme, aprendo così nuove prospettive per rendere le colture più resilienti al cambiamento climatico.

 

In un contesto di crescente instabilità legata ai cambiamenti climatici, comprendere come le colture possano adattarsi agli eventi estremi diventa una sfida cruciale per l’agricoltura.

Uno studio coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna, in collaborazione con la Scuola Normale Superiore, e pubblicato sulla rivista Plant Physiology, ha individuato una regione del genoma con una possibile influenza sulla germinazione dell’orzo anche dopo precipitazioni estreme che portano a un allagamento dei terreni.

 

Si tratta di una scoperta che può aprire nuove prospettive per selezionare varietà più resilienti ai cambiamenti climatici.

“Questo risultato evidenzia la possibilità di identificare accessioni di orzo capaci di germinare dopo eventi estremi di allagamento, tramite l’esplorazione dei regimi di precipitazione registrati nelle rispettive aree di coltivazione” dichiara Chiara Pucciariello, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante e coordinatrice dello studio.

L’integrazione tra genomica e dati storici legati al clima – La prima autrice dello studio, la dott.ssa Eva Marìa Gòmez Álvarez, assegnista di ricerca presso la Scuola Sant’Anna, ha analizzato una vasta collezione di varietà locali di orzo provenienti da Europa, Asia e Africa, integrando dati genomici con informazioni storiche sui regimi di precipitazione delle rispettive aree di origine. Questo approccio ha consentito di individuare una specifica regione del genoma potenzialmente coinvolta nella capacità dei semi di germinare dopo eventi di allagamento.

Grazie alla collaborazione con il NEST Laboratory, in particolare con Francesco Cardarelli e Margherita Marazzini, rispettivamente professore associato e ricercatrice presso la Scuola Normale Superiore, è stato possibile stabilire che la regione identificata contiene geni associati alla struttura del seme e alla dormienza, processi fondamentali per garantire una germinazione efficace in ambiente naturale dopo episodi estremi di allagamento. La scoperta rappresenta un importante avanzamento nella comprensione delle basi molecolari della tolleranza dell’orzo a condizioni ambientali avverse.

 

fonte: Scuola Superiore Sant’Anna

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