Sensori molecolari: dalla ricerca Italia – Cile una nuova frontiera per il controllo degli alimenti

20 Aprile 2026
sensori molecolari labozeta

Una collaborazione internazionale tra Università degli Studi della Tuscia e Pontificia Università Cattolica del Cile rende possibile sviluppare nuovi test rapidi per identificare e quantificare le ammine biogene, indicatori fondamentali della qualità e della conservazione degli alimenti.

 

Al centro dello studio, lo sviluppo di una tecnologia innovativa capace di rendere le analisi su sicurezza, freschezza e qualità degli alimenti più sensibili, selettive e potenzialmente più rapide rispetto ai metodi tradizionali. 

La ricerca, coordinata dal dottor Costantino Zazza, ha portato alla realizzazione di una nuova sonda fluorescente – denominata QD – progettata per modificare le proprie proprietà ottiche in modo selettivo grazie all’interazione con specifiche molecole.

 

I ricercatori hanno studiato il comportamento della sonda sia in forma libera sia in combinazione con una struttura molecolare chiamata Cucurbit[7]uril (CB7), un “contenitore” su scala nanometrica in grado di ospitare altre molecole. I risultati hanno evidenziato un netto miglioramento delle prestazioni: la fluorescenza della sonda aumenta fino a 4,6 volte quando è inglobata in questo sistema, rendendo il segnale molto più chiaro e facilmente rilevabile.

Alla base di questo effetto c’è un meccanismo ben preciso: quando la sonda viene “intrappolata” all’interno del CB7, la sua struttura diventa più rigida e stabile. Questo impedisce dispersioni di energia indesiderate e consente di ottenere una risposta luminosa più intensa ed efficiente.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda la capacità del sistema di rilevare la presenza di tiramina, una sostanza che si forma durante la degradazione degli alimenti. In presenza di questa molecola, la fluorescenza si “spegne”, segnalando immediatamente la sua presenza. Questo avviene perché la tiramina sostituisce la sonda nel legame con il CB7, rendendo il sistema particolarmente efficace come sensore.

Proprio su questo principio si basa l’applicazione più promettente della ricerca: la possibilità di sviluppare nuovi test rapidi per identificare e quantificare le ammine biogene, indicatori fondamentali della qualità e della conservazione degli alimenti.

Lo studio dimostra come l’ingegneria supramolecolare possa offrire strumenti avanzati per migliorare le tecniche di analisi, con ricadute concrete nei settori della sicurezza alimentare, del controllo qualità e della ricerca scientifica. Una direzione che potrebbe contribuire in modo significativo allo sviluppo di sistemi di monitoraggio sempre più precisi, affidabili e accessibili.

 

testo e foto: Labozeta Spa

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