Dalle infiorescenze di scarto della canapa industriale, nuove polveri proteiche sostenibili, quasi prive di THC

11 Giugno 2026
Infiorescenze di scarto della canapa

Alimenti plant-based, integratori, mangimi e prodotti ad alto contenuto proteico: un gruppo di ricerca internazionale utilizza tecnologie di estrazione sostenibili basate su acqua, ultrasuoni e microonde per ottenere una nuova fonte di proteine vegetali.

 

Le infiorescenze di scarto della canapa industriale, spesso considerate un sottoprodotto difficile da valorizzare, potrebbero diventare una nuova risorsa per l’alimentazione sostenibile.

È quanto emerge dallo studio nato da anni di ricerca sulla filiera della canapa industriale e sulla valorizzazione degli scarti vegetali e pubblicato sulla rivista scientifica «ACS Food Science & Technology», frutto di una collaborazione internazionale tra l’Università di Camerino, l’Università di Padova e partner di Dublino e della Repubblica Ceca.

«La canapa è una pianta con un enorme potenziale industriale: dalle fibre tessili all’edilizia, fino agli oli e ai derivati vegetali. La parte proteica, però, è stata ancora poco investigata» spiega il prof. Stefano Dall’Acqua, autore della ricerca e docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova.

I ricercatori hanno sviluppato un processo di estrazione “green” utilizzando esclusivamente acqua e tecnologie basate su ultrasuoni e microonde per recuperare frazioni proteiche dalle infiorescenze di Cannabis sativa varietà Finola.

«L’obiettivo era duplice: ottenere estratti ricchi di proteine e aminoacidi e verificare l’assenza di livelli problematici di THC, il principale cannabinoide psicotropo, responsabile dello sballo: anche quantità minime possono diventare un problema normativo e commerciale, soprattutto quando si concentrano gli estratti» aggiunge Dall’Acqua.

Le analisi effettuate dall’Università di Padova hanno mostrato che gli estratti ottenuti presentano livelli di THC assenti o estremamente bassi, inferiori ai limiti previsti per la canapa industriale.

Gli ultrasuoni si sono rivelati particolarmente efficaci nell’aumentare il recupero delle proteine, con estratti che in alcuni casi superano il 50% di contenuto proteico dopo purificazione e che contengono aminoacidi di interesse nutrizionale come glutammato, arginina e leucina.

«In alcune coltivazioni si producono enormi quantità di infiorescenze residue dopo la raccolta dei semi, ma molto spesso questo materiale resta inutilizzato o rappresenta addirittura un problema gestionale. L’idea era trovare un utilizzo alternativo e sostenibile perché valorizzare questi scarti significa ridurre l’impatto ambientale e creare nuove filiere produttive» sottolinea Dall’Acqua.

Lo studio si inserisce in una linea di ricerca più ampia dedicata al recupero di sottoprodotti vegetali e allo sviluppo di nuovi ingredienti sostenibili.

Gli estratti finali vengono liofilizzati ottenendo polveri proteiche stabili, potenzialmente utilizzabili come ingredienti per alimenti plant-based, integratori, mangimi e prodotti ad alto contenuto proteico. Resta però aperta la questione normativa: l’utilizzo alimentare di nuovi ingredienti derivati dalle infiorescenze della canapa potrebbe infatti richiedere procedure autorizzative nell’ambito della normativa europea sui “novel food”, alimenti di nuova concezione che, per poter essere commercializzati nell’UE, richiedono un’approvazione rigorosa per garantire che non comportino rischi per la salute.

 

fonte: Università di Padova; nella foto: Stefano Dall’Acqua

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