Risorse ad alto valore aggiunto, dagli scarti di mela annurca campana

28 Maggio 2026
progetto Valmegrea

Con i processi sviluppati da Enea, nell’ambito del progetto Valmegrea, è possibile recuperare polifenoli e acidi grassi polinsaturi che possono essere poi utilizzati per realizzare alimenti funzionali, ingredienti naturali di alta gamma oppure impiegati in nutraceutica e cosmetica.

 

Gli scarti derivanti da un’eccellenza italiana come la Mela Annurca Campana IGP possono diventare risorse ad alto valore aggiunto, destinate a numerose applicazioni nei settori alimentare, nutraceutico e cosmetico.

È questo il cuore del progetto Valmegrea, sviluppato da ENEA in collaborazione con l’azienda agricola Terra Nostra, nel rispetto dei principi della bioeconomia circolare. Nel comparto agroalimentare, infatti, tra il 10% e il 35% della produzione di mele è destinato alla trasformazione industriale, con la conseguente generazione di sottoprodotti spesso inutilizzati, come bucce, semi e torsoli.

Un problema che riguarda da vicino anche la Mela Annurca, una varietà nota sin dal tempo dei romani e tradizionalmente coltivata nell’area flegrea e vesuviana. Il progetto Valmegrea punta a ridurre gli sprechi e aprire la strada a nuove opportunità economiche, attraverso l’applicazione di due tecniche principali: la liofilizzazione, che permette di ottenere polveri concentrate preservando le proprietà nutrizionali e funzionali dei sottoprodotti; l’estrazione con CO2 supercritica, che consente di ricavare oli e molecole lipofile senza residui di solvente nel prodotto finale. Attraverso questi processi è possibile recuperare polifenoli e acidi grassi polinsaturi che possono essere poi utilizzati per realizzare alimenti funzionali, oppure per l’impiego in nutraceuticacosmetica e, più in generale, nel fiorente mercato degli ingredienti naturali di alta gamma.

“Stiamo sviluppando un processo integrato che considera i bacini di approvvigionamento, i costi energetici e impiantistici, mettendo a sistema il valore commerciale dei diversi estratti per verificare l’applicazione in contesti reali delle soluzioni tecnologiche in campo”, spiega l’ideatore del progetto Antonio Molino, ricercatore ENEA del Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa presso il Dipartimento Sostenibilità. “Questo approccio consente di passare da una fase iniziale di proof of concept a una reale scalabilità industriale, rendendo le tecnologie applicabili ai mercati di riferimento”.

Le attività prevedono: prove di estrazione con CO2 supercritica su scala banco e pilota presso i Centri Ricerche ENEA di Casaccia (Roma) e Trisaia (Matera); processi integrati e attività di caratterizzazione analitica presso il Centro di Portici (Napoli).

“Il progetto Valmegrea dimostra come sia possibile trasformare i sottoprodotti agroalimentari in risorse concrete e preziose. L’obiettivo è ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le proprietà nutrizionali e funzionali dei composti bioattivi, creando al contempo nuove opportunità economiche sostenibili”, conclude la responsabile del progetto Patrizia Casella, ricercatrice ENEA del Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa.

 

fonte: Enea

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