Plantbit: un nuovo sensore biocompatibile in vivo per la smart agricolture

8 Luglio 2026
PlantBit

PlantBit, la startup italiana che fa parlare le piante: così un biosensore sta cambiando l’agricoltura di precisione.

 

Se le piante potessero parlare, probabilmente direbbero quando hanno sete, quando stanno assorbendo pochi nutrienti o quando una malattia sta iniziando a comprometterne la salute. Fino a oggi gli agricoltori hanno dovuto interpretare questi segnali osservando l’ambiente circostante o intervenendo quando i sintomi erano ormai visibili. Ma una startup italiana ha deciso di ribaltare completamente questo approccio: invece di osservare la pianta dall’esterno, ha trovato il modo di ascoltarla direttamente dal suo interno, analizzando la sua linfa in tempo reale.

È questa l’intuizione alla base di PlantBit, startup nata come spin-off dell’IMEM del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Parma, che ha sviluppato una tecnologia capace di monitorare in tempo reale ciò che accade all’interno delle piante. Non si tratta semplicemente di un nuovo sensore per l’agricoltura di precisione, ma di un cambio di paradigma che potrebbe trasformare il modo in cui vengono gestite acqua, fertilizzanti e difesa delle colture.

Oggi PlantBit è una realtà in piena crescita che opera non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei. Nel nostro Paese sono già oltre trenta le aziende agricole che utilizzano quotidianamente la tecnologia Bioristor per monitorare le proprie colture, con applicazioni che spaziano dalle produzioni orticole ai frutteti fino alle colture industriali. È il segnale che una tecnologia nata nei laboratori di ricerca sta trovando spazio nel mercato, affrontando una delle sfide più urgenti dell’agricoltura contemporanea: produrre di più utilizzando meno risorse.

L’innovazione sviluppata da PlantBit nasce da un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario. I sistemi oggi più diffusi nell’agricoltura di precisione raccolgono informazioni sul terreno o sull’ambiente circostante: misurano l’umidità del suolo, la temperatura, la radiazione solare o altri parametri climatici che permettono di stimare lo stato della coltura. Sono dati preziosi, ma indiretti. Nessuno di questi strumenti osserva realmente ciò che accade dentro la pianta.

PlantBit ha scelto una strada diversa. Il cuore della sua tecnologia è Bioristor, un biosensore biocompatibile che viene inserito direttamente nello stelo della pianta e misura in vivo, in tempo reale e in modo continuo le caratteristiche della linfa. È proprio questo fluido a raccontare meglio di qualsiasi altro parametro come la pianta stia reagendo alle condizioni ambientali. Attraverso la linfa transitano infatti acqua, nutrienti e molecole coinvolte nei processi fisiologici, rendendola una vera e propria finestra sullo stato di salute della coltura.

Il risultato è un flusso continuo di dati che consente di individuare i primi segnali di stress molto prima che siano visibili a occhio nudo. In altre parole, la pianta comunica il problema quando è ancora possibile intervenire efficacemente.

È un aspetto che assume un valore enorme in un’epoca segnata dal cambiamento climatico. Le ondate di calore e la crescente scarsità d’acqua stanno modificando profondamente gli equilibri dell’agricoltura europea, aumentando il rischio di perdite produttive e rendendo sempre più preziosa ogni goccia d’acqua disponibile. 

Tradizionalmente gli agricoltori intervengono quando le piante iniziano a mostrare sintomi evidenti, come foglie afflosciate o ingiallimenti. Ma in quel momento una parte del danno è già avvenuta. Monitorando direttamente la linfa, Bioristor riesce invece a identificare i cambiamenti fisiologici nelle loro fasi iniziali, consentendo di irrigare solo quando la pianta ne ha realmente bisogno.

Il vantaggio non riguarda soltanto il risparmio idrico. Anche la fertilizzazione può diventare molto più efficiente. Una parte consistente dei fertilizzanti distribuiti nei campi non viene infatti assorbita dalle colture, con conseguenze economiche per le aziende agricole e ambientali per il territorio. 

La stessa logica si applica al monitoraggio delle malattie e delle fisiopatie. Molti processi patologici alterano la composizione della linfa prima ancora che compaiano sintomi esterni. Disporre di questi dati significa poter intervenire tempestivamente, limitando la diffusione delle infezioni e riducendo il ricorso ai trattamenti fitosanitari. È il passaggio da un’agricoltura reattiva a una gestione realmente predittiva delle colture.

L’aspetto forse più interessante è che PlantBit non vende semplicemente un dispositivo elettronico. L’azienda propone un servizio completo che integra sensori, piattaforma digitale, analisi dei dati e strumenti di supporto alle decisioni. L’agricoltore riceve informazioni elaborate e immediatamente utilizzabili, trasformando migliaia di misurazioni in indicazioni pratiche su quando irrigare, concimare o verificare la presenza di possibili criticità.

È proprio questa integrazione tra sensoristica avanzata, analisi dei dati e agronomia che rende la soluzione particolarmente interessante anche in prospettiva futura. L’agricoltura sta infatti vivendo una trasformazione sempre più guidata dai dati, dove la capacità di raccogliere informazioni non basta più: diventa fondamentale saperle interpretare e trasformare in decisioni operative.

Alle spalle di questa innovazione c’è un lungo percorso di ricerca scientifica. PlantBit nasce infatti come spin-off dell’IMEM del CNR di Parma, trasformando anni di studi sui materiali e sui biosensori in una tecnologia pronta per il mercato. Il Bioristor è stato validato per anni direttamente in pieno campo attraverso centinaia di piante monitorate per intere stagioni colturali, dimostrando la capacità di rilevare precocemente condizioni di stress idrico.

La tecnologia è inoltre protetta da brevetti internazionali depositati in Europa, negli Stati Uniti e in Messico, un elemento che conferma il valore scientifico e industriale dell’innovazione sviluppata.

Alla guida dell’azienda c’è Filippo Vurro, CEO, che coordina il percorso di industrializzazione e sviluppo commerciale della startup, affiancato dal CTO Manuele Bettelli, responsabile dello sviluppo hardware e software della piattaforma. A supportare la crescita tecnologica dell’azienda ci sono inoltre Nicola Coppedè, ricercatore del CNR e coautore del brevetto Bioristor, e Michela Janni, ricercatrice del CNR e agronoma esperta dell’interazione tra biosensori e fisiologia vegetale, che ricoprono il ruolo di Scientific Advisor, contribuendo all’evoluzione scientifica della tecnologia e alle nuove applicazioni del sistema.

Nel prossimo futuro saranno proprio tecnologie di questo tipo a ridefinire l’agricoltura di precisione. Perché il vero salto di qualità non consiste nel raccogliere sempre più dati, ma nel raccogliere quelli giusti. E nessuno, meglio della pianta stessa, può raccontare quando ha bisogno di acqua, nutrienti o protezione. PlantBit ha trovato il modo di ascoltare quella voce, trasformandola in informazioni utili per gli agricoltori e in uno strumento concreto per costruire un’agricoltura più produttiva, resiliente e sostenibile.

 

L’approfondimento, presentato a LAB Italia 2026, è a cura del dott. Nicola Coppedè, ricercatore del CNR

 

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